Mangia Comu Parri





 

 

 

 

Nell’ambito della decennale esperienza, la Casa, fin dai suoi primi passi, 
è riuscita a catturare l’attenzione di una

Clientela di solida formazione, culturalmente sicura,  smodatamente
orgogliosa della propria Sicilianità, votata all’accoglimento spontaneo
(affinità) di una gastronomia che è tutt’uno con il Territorio.

Per le stesse ragioni, si è mostrata disinteressata
(se non scandalizzata) ad accettare l’offerta apolide
di determinate strutture che, con vuota supponenza,
hanno sconfinato pesantemente e disordinatamente verso
piatti privi di legami territoriali al punto di perdere anche la
benchè minima identità con il Suolo, privandosi di una grande gioia:
il Senso di Appartenenza.

Curriti, o versi, ’ntra ’stu cucuzzuni,
quantu c’è beccaficu a la Licata,
sorbi a Jaci, nuciddi a Castigghiuni,
carrubbi a Scicli, a Mòdica aranciata,
cèusi a Missina, furmentu a Daiduni,
pisci a Lintini, sali a Cammarata,
frutti a Palermu, e carni e maccarruni,
e a Murriali sausizza cunzàta!

Luigi Lo Scavuzzo
Poeta burlesco siciliano del '600,
collaborò alla compilazione dell’Antologia 
Muse Siciliane con il Galeano.

 

Non di rado, così, coloro che hanno ritenuto di tagliare ogni ponte con la propria Storia,
 rinunciando al valore del tessuto connettivo consolidato e insostituibile della Tradizione,
si lanciano nella creazione di piatti improbabili e non convincenti
per il DNA di Siciliani, legati profondamente al Territorio.
Si è sviluppata, così, una sorta di
eccentricità di massa, un guazzabuglio di idee,
di "intuizioni", di combinazioni, di accostamenti, dove le Regole d'oro della cucina
sono state sacrificate alla creatività fine a sè stessa, all'originalità vuota e inappetente,
all'effetto speciale che non sposa il Palato.
Il problema è molto più vasto di quanto si possa ritenere: l'ondata di piena ha
colpito trasversalmente tutti i livelli della ristorazione, dalla trattoria al ristorante
pluristellato. Un delirio pandemico che ha dichiarato guerra al Territorio,
alla Tradizione, alla stagionalità. 

Ad aggravare il quadro si aggiunga che "l'estro creativo" viene
esteso all’effetto speciale della descrizione del piatto, 
facendo ricorso ad un misterioso e fantasioso lessico esterofilo, o,
ancor peggio, ad un untuoso manierismo neo-romantico che,
quando non è di cattivo gusto, è, sempre, ridicolo.
Che pena l'umilissimo riso che per elevarsi di rango diviene "perle di risaia"!


Pane al pane e vino al vino.
Mangia Comu Parri!

E che dire di certi Ristoratori di manu curta, che,
sfruttando artatamente certe tendenze modaiole d’oltralpe, risparmiano,
vergognosamente, servendo porzioni di quantità talmente risibile
da lasciare gli Invitati letteramente affamati.
Incredibilmente, questi stessi ristoratori, per rastrellare nuova clientela,
investono somme cospicue in pubblicità nelle televisioni locali e nei cartelloni stradali, 
non rendendosi conto che, specialmente nel mondo della ristorazione, 
l'unica e vera pubblicità è il Passaparola.  

Aurelio Trubia