Le Regole del Buon Mangiare





 

 

 

 

 

  

 

 

 

LE REGOLE DEL BUON MANGIARE DI SICILIA


Sicilia e Mito sono la stessa cosa.
Omero la definì l’isola meravigliosa di Elio, dio del sole, il paese di sogno
degli antichi, dove “tutto cresceva senza essere seminato”.
Anche se politicamente europea , l’Isola fa continente a sé, felicemente
emersa al centro del Mare Nostrum, da sempre inebriata dal respiro
speziato della Grande Africa e del Misterioso Oriente, fonti imponenti 
di raffinate seduzioni, di incantate atmosfere, di impenetrabili magìe, di arcane fascinazioni.
"La Sicilia mi richiama l’Asia e l’Africa"  J. W. Goethe.

Pochi si sottraggono al mal di Sicilia, 
“… il giorno in cui partirò, desidererò ritornare” - J. W. Goethe;
“la più bella regione d’Italia: un’orgia inaudita di colori, di profumi, di luci,
una grande goduria! - S. Freud.

Il pulviscolo che vi si respira è fatto di istinto, immediatezza, calore, luce,
fuoco, e pure magìa, segreto,  mistero e rito (Demetra), esoterismo,
ammaliamento, malizia, rapimento, ma anche contrasto, tormento,
contaminazione, paradosso, equivoco, ambiguità, illusione;
unitamente ad indolenza, fatalismo, disincanto,
rinuncia, resa, clausura, distacco.

Una mistura agrodolce densa e appiccicosa
che penetra in profondità nell’anima.

Sicilia magna et pulchra Italiae insula est. Insulae forma fere triquètra est: una ora ad peninsulam Italicam spectat, altera ad Graeciam, tertia adafricam. Ideoque a poetis sicilia etiam Trinacria appellabatur. antiqua et clara est historia siciliae: in sicilia enim graeci multas et opulentas colonias condiderunt. Itaque etiam hodie in insula mirasreliquias Graecorum potentiae videmus. Notae sunt Catina et Messana, sed praesertim clarae sunt Syracusae, poetarum nautarumque patria. Sicilia terra fecunda est et magnam frumenti, uvarum olearumque copiam fert, ideoque Romani Siciliam cellam penariam Italiae appellabant. Insula deis deabasque sacra erat. Incolae praesertim colebant Proserpinam, filiam Cereris, agriculturae deae, Minervam, sapientiae deam, Neptunum, aquarum deum. In Aetna erat officina Vulcani, deorum fabri.


Era impossibile resistere da parte di chiunque andasse per mare 
e si imbattesse in un’atmosfera così straordinaria.
Il desiderio di appropriarsene è stato sempre irresistibile.
Più prosaicamente, quindi, la storia della gastronomia siciliana
coincide con la storia delle invasioni dell’Isola.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, sottolinea il peso
di magnifiche civiltà che la Sicilia da venticinque secoli porta sulle spalle.

 

Il Buon Mangiare di Sicilia è il risultato di questo “dolce” peso.
Prodotti unici, figli di una prolifica e fortunata  Madre Terra
forte di una quantità e varietà di microcosmi come in nessun posto al globo: mare,
pianure,  altopiani,  colline, montagne, vulcani.  A tutto ciò,
il Buon Dio, Prodigo e Benevolo, ha regalato all’Isola un potente
catalizzatore, che rende unico ogni prodotto di Sicilia: la Giusta Latitudine.
Le magnifiche civiltà e la magnifica Isola hanno accumulato un
patrimonio di monumentale valore costituito da ricette e preparazioni
di straordinaria bontà ma ancor prima di prodotti  tipici, di nicchia,
stoltamente dimenticati e di non  facile reperibilità, semplici, ma preziosi,
capaci di raccontare, ancor oggi, la Sicilia dei nostri Avi.

Tuttavia, lo scenario attuale è allarmante: le grandi aziende alimentari
hanno imposto dei prodotti  privi di connotazioni territoriali e tradizionali,
appiattendo l’offerta con prepotenza e con la complicità di ristoratori
poco avveduti che hanno preferito, e preferiscono, cedere alle lusinghe di prodotti 
industriali di facile ed extrastagionale reperibilità e di altrettanto facile
preparazione (cibi surgelati, precotti, prelavorati, preconfezionati, ecc. ..).
La migliore cottura avviene a fuoco lento. Gli Antichi solevano dire:
"
'ppi fari u raù, comu cumanna Diu, ci voli a pacenzia di Giobbi".
  Ma, la pazienza è un concetto ormai bandito,
dalle cucine di tutti i ristoranti e ,in particolare, di quelli che offrono un servizio
fondato su un numero rilevante di avventori che ruotano vorticosamente
nell'ambito di ricevimenti eseguiti due, tre, quattro, contemporaneamente.


La Casa del Grecale, da sempre, ha preferito lasciare inascoltato
il richiamo delle sirene incantatrici, 
intraprendendo un rigoroso e seducente viaggio
illuminato dalla filosofia “Slow Food” e “Prodotti a Chilometro Zero”.
Nasce  così Mangia Comu Parri (R), ovvero lo sposalizio tra Natura e Cultura.
Una Ristorazione, fatta di appartenenza territoriale (Natura),
di Conoscenza di Fatti di Sicilia (Cultura),

di ricerca di antiche preparazioni, di materie prime eccellenti,
di grandi Maestri Cucinieri Siciliani, di una organizzazione meticolosa.

La Casa del Grecale, è tutto questo. Una presenza solida e rassicurante che onora,
da sempre, la Sicilianità di Eccellenza, non quella deteriore e indolente del "nenti ci fà".
E invece ci fa. Eccome se ci fa!

Un'etica aziendale che ci tiene a fare bella figura (e a far fare bella figura), 
impostata su criteri seri e affidabili, pensati ed applicati quotidianamente
per guadagnarsi la fiducia e il consenso di una Clientela esigente, colta ed accorta,
forte di una sana insoddisfazione, dal non facile palato, di formazione cosmopolita e,
 proprio per questo, attaccata, visceralmente e orgogliosamante, alla propria terra:
più l'albero è alto e più profonde sono le sue radici.

Il risultato non lascia spazio alle interpretazioni: una Cucina Alta di Sicilia
magnificata da una squadra di uomini che crede fieramente nel
valore dell'
Etica Alta di Sicilia.
Qualità del Mangiare e lealtà nei confronti del Cliente.
Un modus operandi che non ammette confronti con altre realtà eccessivamente celebrate
da fasce di ripudduti che, con intollerabile iattanza, hanno ritenuto di trovare
nell’aria del continente, motivi di vanto e di indimostrata superiorità.
 

Aurelio Trubia